LE MAFIE NON RICONOSCIUTE

(Tutti si evolvono tranne noi)

Il centro di Cesano dista dal centro di Anguillara 6 km scarsi.

Il termine “Mafie” è improprio, oramai è usato in maniera generica per descrivere non solo l’organizzazione siciliana ma tutte quelle associazioni malavitose che operano su vari territori, esiste quindi la mafia giapponese, quella nigeriana etc…

Con il termine “mafia” si intende addirittura, in senso largo, qualsiasi comportamento che persegue una prevaricazione attraverso metodi sotterranei anche se adottati da soggetti che non appartengono a nessuna congrega illecita.

Questo contribuisce a rendere il concetto meno definito, più fumoso, meno inquadrabile, più difficile da riconoscere e quindi da combattere.

Per chi lo studia e lo vuole magari anche combattere è un problema, per chi invece ne fa parte è un’occasione, nascondersi in bella vista!

Proprio per questa ragione dopo il periodo stragista l’associazione mafiosa iconica per eccellenza (la siciliana) ha adottato  la “strategia dell’immersioneCosa Nostra non spara più, in compenso fa affari con la pala, forse fa affari con la pala proprio perchè non spara più.

Quello su cui dobbiamo intenderci  però è che quando un’organizzazione che si pone come alternativa allo Stato fa affari significa che li sta sottraendo allo Stato, in sostanza ogni soldo che finisce nelle tasche di un’associazione illecita è un soldo in meno investito in ospedali, scuole e servizi in genere.

Anche se ad esser sinceri, oggigiorno, le indagini di polizia giudiziaria ci dicono che le Mafie stanno investendo tantissimo in servizi (soprattuto nell’ambito dello smaltimento dei rifiuti, delle energie rinnovabili e della sanità, il nuovo e più gustoso dei banchetti è quello dei fondi del PNRR).

C’è da confessare che dalle Mafie c’è spesso da imparare, è documentale come abbiano capito con decenni di anticipo dove tirasse il “vento” e se lo Stato avesse avuto lo stesso acume probabilmente avrebbe tolto loro tutto lo spazio vitale.

Le Mafie hanno annusato che il futuro fosse nel trattamento dei rifiuti e nelle energie rinnovabili, negli appalti pubblici con largo anticipo rispetto all’economia legale e l’hanno deviata a loro uso e consumo, il problema è che quando una mafia tratta un rifiuto o pensa all’espansione urbanistica di una città non lo fa certo per offrire un servizio, lo fa per arricchirsi sfruttando il fatto che in materia il servizio è carente (e così abbiamo avuto il Sacco di Palermo, la terra dei fuochi etc..), a te il rifiuto lo porta via, poi magari lo scarica nel capo di qualcuno ma a te il servizio intanto è stato assicurato, te hai un beneficio e se poi l’intera collettività ha un problema… pazienza…

E’ in sostanza l’esatto contrario di quello che fa lo Stato (o che dovrebbe fare nelle intenzioni) ossia far prevalere l’interesse collettivo su quello individuale di qualcuno.

Il problema se vogliamo alla fine è tutto qui, se le Mafie perseguissero finalità collettive sarebbero associazioni filantropiche e di certo non lo sono, l’immaginario collettivo ci racconta che nacquero con intenti simili ma a prescindere dalla veridicità di questa ricostruzione possiamo dire con una certa serenità che oggi le cose sono cambiate.

Se quindi le Mafie comportano un ostacolo al perseguimento di interessi collettivi allora le nostre istituzioni dovrebbero osteggiarle.

Storia trita o ritrita… potremmo parlarne ore ma in questa sede a noi interessa un aspetto specifico della lotta Stato / Mafia: Se è vero che un mafioso è sicuramente in grado di riconoscere un uomo delle istituzioni possiamo dire che un uomo delle istituzioni sappia riconoscere un mafioso?

Se non lo riconosci di certo non lo puoi combattere!

Anzi ti può capitare per tutta una serie di ragioni addirittura di appoggiarlo senza neanche comprendere cosa stai facendo, intendiamoci… è una colpa!

Ed in questo caso per la stesa serie di ragioni è di certo meglio che tu non sia un rappresentante delle istituzioni.

Volendo dare per assodato che se si riconoscessero sarebbero combattuti ci sorgono delle domande: 

1 – I nostri rappresentanti istituzionali saprebbero riconoscere un mafioso? 

2 – I nostri rappresentanti istituzionali saprebbero riconoscere una dinamica mafiosa? 

3 – I nostri rappresentanti istituzionali saprebbero riconoscere un’attività mafiosa? 

4 – I nostri rappresentanti istituzionali saprebbero riconoscere un’attività para-mafiosa (ossia che gravita intorno al mondo mafioso pur non essendo direttamente riconducibile al mondo mafioso)?

Secondo noi no!

Essenzialmente per tre ragioni:

1 – E’ difficile.

2 – Dopo la politica dell’immersione un mafioso si interfaccia con i politici tramite figure filtro che garantiscono una parvenza di assoluta legalità.

3 – Per riconoscere certe dinamiche servirebbero strumenti ed una preparazione molto approfondita sulla storia, sulle dinamiche di politica commerciale, sugli studi di mercato etc…

E’ nostra opinione che le istituzioni quasi mai abbiano tali strumenti e tale preparazione ed allora non rimarrebbe che una sola speranza: 

Che il mafioso non sia interessato ad infiltrarsi nel nostro territorio.

Vi lasciamo per questo con la consueta domanda:

Appurato che le Mafie hanno grandi interessi nel cemento, nei rifiuti e negli appalti, Vi ricordiamo che noi viviamo in un comparto geografico con una discarica a fine vita, distiamo tre quarti d’ora dalla Capitale dove ci sono infiltrazioni mafiose accertate, tre quarti d’ora dal più grande aeroporto d’Italia e dal più grande porto del centro Italia, dove ci sono tre paesi con Piani Regolatori già approvati che prevedono un grande impiego di cemento e dove si stanno approvando diversi appalti del PNRR

Secondo voi siamo interessanti? 

Secondo voi abbiamo già subito infiltrazioni o semplicemente non le abbiamo riconosciute?

“Legalizzare la mafia sarà la regola del duemila, sarà il carisma di Mastro Lindo a organizzare la fila e non dovremo vedere niente che non abbiamo veduto già. Qualsiasi tipo di fallimento ha bisogno della sua claque… bambini venite parvulos c’è un applauso da fare al Bau Bau” (Cit.) – Il centro di Cesano dista dal centro di Anguillara 6 km scarsi.

4 thoughts on “LE MAFIE NON RICONOSCIUTE

  1. Le domande che poni non credo che siano il focus del problema. Non si tratta di “riconoscere” un contatto mafioso ma piuttosto di essere in grado di rifiutarlo. Le mafie così descritte non lavorano più sottobanco. Si presentano in doppiopetto e cravatta e ti dicono che per realizzare il tal progetto devi rivolgerti a loro. Certo ci sono le leggi sulla trasparenza, bisogna presentare il DURC ma in fin dei conti i grandi appalti vanno sempre in direzioni prevedibili. Complice anche il fatto che a fronte di un appalto girano anche mazzette che ingolosiscono il rappresentate delle istituzioni di turno. E gli altri chiudono un occhio perchè è una ruota che gira. Al prossimo progetto magari toccherá a loro ottenere e ci sará chi chiuderá un occhio a sua volta. Ma questo non vale solo per i grandi appalti. Quando in un piccolo paese si riesce ad asfaltare una strada ed in capitolato si parla di fondo ricoperto da un tot di cm di asfalto grezzo a sua volta coperto da un tappetino di asfalto fine c’è mai qualcuno che vada a controllare se il lavoro è stato svolto “a regola d’arte” come da capitolato? Assolutamente no!

  2. Non è tanto un problema di riconoscere quanto di rifiutarsi di essere complici. Ma per questo occorre una grande forza morale, ce l’abbiamo? La libertà di rispondere alla nostra coscienza, ce l’abbiamo? È sempre l’uomo, noi, che può fare la differenza

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *