Quanti Turisti o Quali Turisti?

Ci ha lasciati un pò con l’amaro in bocca un intervento di un componente della maggioranza recentemente ascoltato in sede consigliare.

Non è un mistero che abbiamo opinioni divergenti che nascono da sensibilità ed esperienze diverse ma ci desta una grande preoccupazione vedere come ci si ostini a formulare un’offerta turistica del tutto identica al passato sperando che porti a risultati diversi (non si sa bene con quale pretesa logica).

Il dato di partenza è allarmante, la maggioranza ci ha parlato di un “aumento delle presenze” e quando abbiamo chiesto “un aumento rispetto a cosa, a quale anno” non ci è stata data una risposta, un laconico “rispetto al passato” è quello che sono riusciti ad elaborare.

Abbiamo allora chiesto i dati di queste maggiori presenze ad anche in questo caso non ci è stata data una risposta.

Abbiamo chiesto quali fossero le fonti di questi dati ed anche qui nessuna risposta.

Siamo del parere che sia tutta un’invenzione, nessun dato, nessuna fonte, solo parole buttate lì nella speranza che la minoranza avesse la stessa soglia di attenzione della maggioranza.

Crediamo che le istituzioni meritino più serietà, se un rappresentante della maggioranza viene a dire qualcosa in aula ci si augura che sappia di cosa parli e che sappia rispondere a delle domande, a maggior ragione se sono prevedibili e scontate come quelle che abbiamo posto noi.

Vogliamo però fare un passo in avanti, vogliamo dare per buono il narrato della maggioranza e sforzarci di credere davvero che vi sia stato un aumento delle presenze, siamo sicuri che è questo ciò di cui abbiamo bisogno?

Dobbiamo lavorare sulla quantità o è forse il caso di iniziare a lavorare sulla qualità della nostra offerta e del turista che ne può essere attratto?

Il Turismo è qualcosa che regge se si regge, il suo è un equilibrio precario fatto di legittime aspettative di guadagno che non possono prescindere dalla conservazione di ciò che di bello i nostri luoghi hanno perché se una cosa deve essere chiara per quanto ovvia è che senza la bellezza il Turismo muore, non si vanno a visitare luoghi brutti, sporchi o trascurati.

Le nostre sono bellezze prevalentemente naturali, la conservazione naturale di queste bellezze dovrebbe essere il primario interesse di un operatore turistico che dovrebbe essere il primo – se lungimirante e normo-senziente – ad opporsi a soluzioni aggressive verso il territorio.

Le nostre bellezze sono peculiari e queste peculiarità devono essere non solo conservate ma coltivate e promosse, il Lago non è il mare ed è in grado di offrire qualità diverse da quella del mare, bisogna solo capirle e rispettarle, l’offerta che abbiamo proposto fino ad ora non le rispetta affatto, le pregiudica.

Il nostro Lago ha una sua natura che mal si concilia con il chiasso e che è fatta di vicoli silenziosi, acqua calma e strade di campagna, di ritmi più lenti, umani e rispettosi che sono la sua vera sua ricchezza.

Un luogo del genere per sua natura sarebbe in grado di ospitare un turismo fatto di incontro culturale e non solo di affari, di scambio e non solo di consumo, il turista che saremmo in grado di ospitare e attrarre – se solo sapessimo rispettare quello che abbiamo – sarebbe un turista che arriva, che resta, che racconta, che prende ed al contempo restituisce, che rispetta mentre mantiene.

Il turismo che naturalmente saremo in grado di attrarre sarebbe fatto di simbiotico scambio, di reciproco altruismo, saremmo arricchiti e non consumati dal nostro frequentatore ed a nostra volta lo arricchiremo.

Quello che abbiamo visto e sentito in Consiglio non è quello che secondo noi questo luogo meriterebbe sebbene sia quello che il Paese ha sempre scelto, stiamo calpestando e non camminando nel paesaggio, stiamo pregiudicando la nostra capacità attrattiva, stiamo consumando e non curando quello che ci è stato concesso.

Speriamo in un cambiamento ma non ne vediamo i presupposti.

Leda Catarci e Francesco Falconi.

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